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13/07/2019 - Bosch sarà un’azienda carbon neutral
Le falsità sul Diesel
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I dati del bilancio globale Bosch, appena chiuso, sono positivi: il giro d’affari, cresciuto di oltre il 5 per cento, ha toccato i 78.5 miliardi di euro, ma quest’anno sarà difficile andare oltre il +2. Eppure la multinazionale tedesca, un ente senza scopo di lucro che opera in numerosi settori ed è il più grande fornitore di componenti per il mercato auto che vale 47.6 miliardi di euro del fatturato, ha obiettivi ambiziosi di sostenibilità.

Per prima cosa vuole passare dalle parole ai fatti e diventare un’azienda carbon neutral, capace di abbattere le emissioni di anidride carbonica, non entro il 2050 come si sono messi d’accordo i potenti della Terra ma alla fine del 2025.

In secondo luogo, sempre a proposito di sviluppo sostenibile, Bosch ha deciso di scendere in campo per dire forte e chiaro che il motore Diesel, specialmente la generazione che sta arrivando sul mercato, non è da paragonare agli untori di manzoniana memoria perché offre vantaggi che solo i politici non ben informati si ostinano a non vedere: per dirla chiara e tonda, poiché i motori Diesel a parità di potenza consumano almeno il 15 per cento in meno rispetto a un motore a benzina della medesima potenza, ne consegue che emettono almeno il 15 per cento in meno di Co2 nell’aria, mentre per quanto riguarda particolato, ossidi di azoto, polveri sottili vengono intrappolati ed eliminati al 99,6 per cento da sofisticati catalizzatori e trappole a nido d’ape.

Senza tenere conto che le conseguenze di un’assurda campagna che tende a demonizzare i propulsori Diesel, che tra l’altro provvedono al trasporto pubblico e a quello delle merci, potrebbe causare il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro, tra cui la chiusura dello stabilimento Bosch di Bari, una struttura di produzione e di ricerca gioiello, pluripremiata negli ultimi tre anni, dove si costruiscono e si studiano componenti strategiche per i motori a gasolio del futuro.

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