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09/07/2020 - #Forumautomotive
L'auto del futuro non risolve i problemi di oggi
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Il futuro dell’auto sarà elettrico o a idrogeno? Mentre i politici si interrogano sul sesso degli angeli, e non si può dimenticare che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, nel 2007, al volante di una sperimentale Bmw 750 a idrogeno, dichiarò “tra due anni circoleranno solo auto a idrogeno a Milano”, qualcuno fa una proposta sensata.

Andrea Crespi, direttore generale di Hyundai Italia, marchio che le auto a idrogeno le fabbrica e le vende, per ora con il contagocce, fotografa così la terza fase della pandemia spiegando che “nessuno vuole assistenzialismo ma serve un innesco per fare andare le cose come devono. L’intervento deve essere immediato, come avvenuto in altri mercati che sono già ripartiti, tuttavia non si può pensare di concentrare benefici su un segmento, quello dell’auto elettrica, che rappresenta solo il 2 per cento del mercato e abbandonare al suo destino il restante 98 per cento”.

Questa è solo una delle sensate proposte scaturite dall’incontro tra esperti, analisti, economisti, manager dell’automotive, che hanno dato vita al terzo “#Forumautomotive” virtuale, condotto da Pierluigi Bonora giornalista responsabile della pagina motori del “Giornale” e Geronimo La Russa, presidente di Aci Milano, andato in onda dagli studi tv di Safe-Drive.

“Il momento che l’Italia sta vivendo – ha messo in evidenza Bonora – è particolarmente delicato perché buona parte della politica dimostra di non capire che la bacchetta magica si trova solo nelle favole. Pensare di sfruttare la situazione per una svolta epocale, puntando solo sull’elettrico, è utopistico e pericoloso”.

Sono numerose ed ecologiche le tecnologie che possono accompagnare l’automobile verso un progressivo passaggio all’utilizzo di carburanti a emissioni zero nel caso siano prodotti da fonti rinnovabili. Per esempio quella dell’ibrido appare ancora il miglior compromesso tra la necessità di abbattere le emissioni dei veicoli e quella di conservare autonomia e facilità d’uso delle auto tradizionali. Un passo in avanti può essere l’utilizzo su un’auto ibrida del Gpl, un carburante più ecologico ed economico, al posto di benzina o gasolio. E si può tranquillamente fare, perché la tecnologia è in uso da almeno cinque anni.

Inoltre le infrastrutture dell’industria del gas sono ben radicate in Italia e “potrebbero essere sfruttate da subito per offrire vantaggi al sistema economico e alla mobilità”, afferma Andrea Arzà, presidente di Assogasliquidi Federchimica, e continua: “Chi oggi guida un veicolo Euro 2 o Euro 3 non lo fa per il gusto di inquinare, ma per ragioni economiche. Una politica di aiuti per aggiungere un impianto retrofit su veicoli non di ultima generazione avrebbe un impatto economico modesto ed effetti positivi sull’ambiente e su tutta la filiera”.

Insomma, il messaggio ai politici è semplice e chiaro: le rivoluzioni del terzo millennio si devono compiere con la strategia dei piccoli passi avendo ben presente il quadro d’insieme e sfruttando ogni risorsa e ogni possibilità. Perché le previsioni sul comparto dell’auto italiana sono drammatiche: “Il graduale ritorno ai livelli pre-crisi in Italia richiederà almeno quattro anni e sarà accompagnato da un continuo allontanamento dai modelli tradizionali”, spiega Dario Duse consigliere delegato del centro studi AlixPartners. “La guerra ai motori diesel, insieme con l’aumento delle vendite di Suv, hanno avuto l’effetto si invertire il trend di riduzione delle emissioni di CO2. Per questo motivo lo studio e l’introduzione di incentivi correttamente strutturati potrebbe non solo aiutare la ripartenza ma garantire la riduzione delle emissioni e l’Italia più vivibile”.

 

 

 

 

 

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